Milan, Giampaolo: “Giocare con mentalità offensiva”

Condividi

Marco Giampaolo, allenatore del Milan, ha presentato in conferenza stampa il match di domani sera da disputare al San Siro contro la Fiorentina. Il tecnico dei rossoneri è chiamato a far punti dopo la rimonta subita contro il Torino. Di seguito le parole del tecnico riportate da TMW:

Donnarumma dice “siamo tutti con l’allenatore.” Cosa ne pensa?

“Parto dal presupposto che ai giocatori non puoi mai mentire. Evidentemente lui ha recepito un certo tipo di sensazioni, perchè ci crede”.

La squadra non ha percepito il pericolo a Torino? 

“Abbiamo avuto il torto di non chiudere la partita, è quella la strada per portare a casa la vittoria. Abbiamo perso alcune coordinate, non abbiamo fatto un buon filtro per far lavorare la difesa. Per buona parte della gara mi sono divertito, la squadra trovava certezze nelle giocate. La gestione di alcuni momenti non è stata ottimale, poi il giudizio viene influenzato dal risultato finale”.

E’ la strada giusta? 

“L’obiettivo è quello di giocare a calcio e fare la partita, di avere il controllo della gara, un possesso palla superiore agli avversari, che indirizza la partita. Per buona parte della gara questo l’ho visto, l’atteggiamento della squadra è stata di convinzione in alcune cose, poi il dettaglio spesso può far saltare il banco. Il dettaglio è non aver chiuso prima la partita, la gara è svoltata quando non abbiamo segnato il secondo gol”.

Piatek è in crisi?

“Prima della gara di Torino era giustificato, perchè non ha avuto tante occasioni per segnare. Col Torino invece ne abbiamo avute diverse, quindi non si può giudicare allo stesso modo tutte le partite. Giovedì invece siamo stati imprecisi. non c’è un problema attaccante al Milan”.

Come vede la Fiorentina?

“Le gare sono tutte complicate, le gare te le devi sudare tutte. La mentalità che deve fare la differenza, rispettiamo ogni avversario al di là della posizione in classifica. Dobbiamo giocare con mentalità offensiva, con atteggiamenti per vincere”.

Si sta vedendo l’intesa tra Leao e Piatek?

“Piatek in quella posizione ritrova il suo habitat, è abituato a giocare lì. Leao ha le caratteristiche per giocare di là. La sensibilità dei giocatori di trovarsi gli spazi è figlia delle sue qualità. Dobbiamo cercare di portare molti giocatori nella metà campo offensiva. Rimane più difficile con squadre che difendono in dieci giocatori. Loro due non escludono gli altri, io sono attento a quello che i calciatori riescono a dare nel collettivo”.

Ci saranno cambi domani sera?

“Abbiamo valutato attentamente le risposte fisiologiche di ogni singolo calciatore. Oggi facciamo un’altra valutazione poi domani deciderò. Sarò attento sulla risposta fisica”.

Cosa ne pensi della fragilità in certi momenti della gara?

“Credo che si possa difendere migliorando il possesso palla. La squadra ha temperamento, bisogna essere bravi a gestire meglio il possesso palla quando c’è reazione da parte degli avversari. Non ci sono gare in cui si riesce a dominare per 95′, in quei minuti bisogna limitare l’avversario con le abilità tecniche”.

C’erano giustificazioni alle difficoltà offensive prima di Torino? 

“Gli attaccanti avevano giustificazioni perché non siamo riusciti a portare calciatori in zona offensiva in maniera pericolosa. A Torino questo non è successo. Le critiche erano giustificate nelle prime quattro giornate, a Torino no”.

Cosa cambia col 4-3-3?

“Devi riuscire a coprire bene il campo, a Torino abbiamo avuto un’ottima contrapposizione, la squadra ha fatto lavorare bene la linea difensiva finché ha avuto riferimenti, poi quando sono mancati abbiamo messo la linea difensiva a repentaglio. Col 4-3-3 dobbiamo essere bravi a portare i giocatori vicini a Piatek, sono dinamiche differenti rispetto al lavoro che abbiamo fatto prima. La squadra vive di piccoli dettagli, dietro c’è un lavoro certosino che i miei calciatori sono attenti a sostenere”.

Cosa ne pensa dei nuovi? 

“I nuovi sono disponibili ma devono continuare a fare allenamenti specifici. C’è da lavorare tanto, anche per i vecchi. Quando ci riferiamo a nuovi e vecchi parliamo di condizione fisica. Le sintonie devono essere sviluppate ancora, c’è tanto da fare”.

Pensa di continuare sul 4-3-3?

“A me non piace cambiare, quando cambi perdi riferimenti, dobbiamo proseguire in una direzione, il 4-3-3 o 4-3-1-2 sposta poco, sono le caratteristiche dei giocatori che determinano un certo modo di recitare dentro la partita. Non vince il modulo. La Juventus di Allegri ha vinto tanti scudetti cambiando tanti moduli, non vince il modulo”.

E’ felice della presa di posizione del club?

“La fiducia non è qualcosa che ti regala perché sei bello, alto e con gli occhi azzurri. Per alcuni è il risultato, per altri è dare continuità al processo di lavoro. Tanti anno fa ho fatto il dirigente di una piccola, so come ragionano i club. Le valutazioni sono sui contenuti, se il club ha ritenuto di esporsi è perché avrà fatto le sue valutazioni”.

Ha rimpianto di aver aspettato a far giocare i nuovi?

“Hernandez è stato un mese e mezzo fuori, ha spessore fisico, ha impeto, ha strapotere, è un giocatore molto propositivo ma è stato fuori. Bennacer idem, Leao stesso discorso. Non c’è rammarico. Quelli che hanno giocato prima non sono calciatori da meno. Il Milan non ha undici giocatori, con undici giocatori siamo morti”.

Ha fatto vedere i gol di Quagliarella a Piatek?

“Piatek l’anno scorso ha fatto tanti gol, ognuno ha le sue caratteristiche, non ci sono paragoni. Ai miei attaccanti faccio vedere cosa producono loro durante la partita”.

Come si spiega il black out di Torino?

“Sono dettagli. Nei due gol Musacchio è l’ultimo responsabile. Sul primo non ne ha. Musacchio sul secondo ha avuto un comportamento difensivo ottimale, abbiamo sbagliato qualcosa prima. Quando abbiamo perso i riferimenti che avevamo inizialmente non ci siamo abituati, mancavano una serie di preventive per non far ricevere Bellotti. Il lavoro collettivo non è stato fatto bene e questo ci ha penalizzato oltre misura. E’ impensabile non far fare un tiro in porta all’avversaria, può capitare in una partita”.

Come si rapporta alle critiche?

“Le critiche le capisco, il Milan ha una storia e ha milioni di tifosi. Capisco i malumori e le critiche, ho il dovere di continuare a lavorare. Bisogna cercare di migliorare le performance della mia squadra. Mi limito al mio compito”.

La squadra ha recuperato bene?

“I parametri biologici e fisiologici sono positivi, la squadra ha recuperato. Abbiamo fatto paragoni con gli storici del club, sono ottimi, migliori dello storico di ognuno di loro, nella totalità dei giocatori”.

Come sta Paquetà? 

“Paquetà ieri si è allenato con la squadra, non ha avuto nessun danno muscolare e può giocare”.

Hernandez?

“La produzione offensiva è stata buona anche per caratteristiche. Hernandez va sempre, anche quando non dovrebbe, è un grandissimo giocatore, ha bisogno di acquisire equilibri per diventare ancora più forte. Rodriguez è più razionale nella fase di non possesso. Il primo gol lo abbiamo preso su una ripartenza, il secondo gol lo abbiamo preso per aver regalato 3/4 giocatori sopra la linea della palla. Il Milan ha un modo di difendere che non può prescindere dall’aiuto collettivo”.

Come valuta la prestazione di Calhanoglu?

“Hakan mi è piaciuto, è un giocatore forte, non è un giocatore qualunque, sa giocare e cucire, ha spirito. Il Milan deve moltiplicare quello che ha fatto nel primo tempo di Torino, dobbiamo moltiplicare le cose fatte bene nel tempo. Bisogna saper soffrire e avere aiuto specifico, bisogna saper soffire, a volte non forzando a giocare verticalizzazioni, c’è da migliorare quella serie di cose che nascono dalla ripetitività di alcuni concetti”.

Come ha reagito Donnarumma alle critiche? 

“Gigio è un professionista di altissimo livello, ha professionalità evidenti. E’ un fuoriclasse e un giocatore freddo. Siamo sottoposti alle critiche, anche quando vinciamo. Questo fa parte del nostro mestiere, non è un optional, è tutto compreso”.