LO SCAVETTO – Antonio Conte, l’uomo delle imprese impossibili

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“Solo il Milan può perdere lo scudetto, ma se decidesse di fare harakiri noi saremo lì, ci faremo trovare pronti”.

Stagione 2011-2012, il Milan è il grande favorito alla vittoria finale e la Juventus, guidata da Antonio Conte, è alle prese con l’ennesimo ribaltone di mercato post-calciopoli. 

È il Milan di Ibra e Thiago Silvia, di Allegri, Seedorf, Inzaghi e Gattuso. 

I bianconeri, invece, hanno puntato forte su uno “scarto” (manco a farlo a posta!) proprio del diavolo, Andrea Pirlo, su un giovanissimo Vidal e su Vucinic della Roma. 

Proprio quella frase, dalla quale è partito il nostro racconto, segnerà la formidabile ascesa dell’allenatore Leccese.

In panchina come in campo: gladiatore senza alibi, plasmò carattere e convinzioni del suo gruppo. 

Senza indietreggiare mai di un centimetro, battagliando su ogni pallone riuscì a conquistare quel titolo, strappandolo ai rossoneri che erano stati indicati come unici e soli favoriti alla vittoria finale.

Oggi il buon Antonio non è più la rivelazione di otto anni fa. È un allenatore stimato e ammirato, un top manager riconosciuto in Europa e nel Mondo. 

Da Giugno è alla guida dell’Inter, la stessa Inter che prova da anni a risorgere, paradossalmente, dalle ceneri lasciate dal suo trionfo più grande: il triplete. 

Ha scelto bene Zhang: Antonio Conte è l’uomo delle risurrezioni, un’araba fenice, uno dei pochi tecnici capaci di agire prima che sulle gambe, sulla testa dei propri calciatori. 

La stagione è iniziata da subito in discesa: due vittorie convincenti in casa con il Lecce e su un campo difficile come quello di Cagliari. 

Due trionfi nel segno del Bomber Lukaku, mister 80 milioni, preteso da Conte per trainare squadra e tifosi. 

L’Inter è a punteggio pieno e viene unanimemente (o quasi) indicata come la grande antagonista della Juventus, nonostante quest’ultima abbia un organico, sulla carta, decisamente più forte e completo. 

Conte sa che la pressione può essere un ostacolo e rinnega il ruolo di anti-Juve, gettando la croce sul Napoli che, da anni  costruisce e consolida il ruolo di prima rivale allo strapotere della vecchia signora. 

A guardarla bene, in effetti, La Rosa dell’Inter non sembra affatto migliore di quella del Napoli o alla pari con quella della Juve: un mix di calciatori di esperienza e giovani dalle ottime prospettive, arricchita dalle “ciliegine” Lukaku e Sanchez. 

Simboliche sono le prestazioni di Asamoah e Candreva autenticamente rigenerati dalla “cura”Conte. 

Eppure illustri opinionisti ed esponenti di stampa e tv credono fermamente alla riscossa nerazzurra. 

Si fidano ciecamente del condottiero Antonio, non c’è altra spiegazione. 

Uno dei pochi mister in circolazione in grado garantire da solo il buon esito di un’intera annata. 

Servirà un’altra impresa, proprio come quella di sette anni fa.

Conte non può garantire lo scudetto ma i suoi tifosi possono esserne certi: se la Juve dovesse fare harakiri, l’Inter sarà pronta a tutto pur di approfittarne.