#LBDV – La cultura italica del razzismo

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Il Razzismo resta, purtroppo, un tema sempre attuale. Una piaga che ogni giorno che passa è sempre più presente nel mondo del calcio. Un cancro che invade la nostra società, un male che si espande, che semina odio, che ci accompagna ogni giorno e che deflagra sempre più negli stadi italiani. Molto spesso sentiamo cori razzisti nei confronti di un giocatore di colore. Molto spesso sentiamo cori di discriminazione territoriale, e molto spesso coloro i quali dovrebbero dare l’esempio tendono a minimizzare questi avvenimenti.

Il calcio è l’evento di massa più seguito del nostro tempo e mentre la Uefa cerca di reprimere determinati comportamenti, noi in Italia “ci divertiamo” a stemperare. Ci divertiamo a dare la “colpa al giocatore che ha provocato”, oppure a rifugiarci dietro ad un “non ho sentito niente”. Una cultura tutta italica, una cultura che aiuta questo fenomeno a crescere sempre più.

Siamo nell’era in cui tutti noi siamo sotto controllo, nell’era in cui l’occhio del “grande fratello” è puntato su ogni essere vivente. Telecamere in ogni angolo del paese, in ogni angolo dei nostri stadi. Telecamere in 3d, telecamere ad infrarossi, eppure ogni qualvolta si odono cori razzisti nelle curve non si riesce mai a trovare il colpevole, tutto resta impunito. Ci si indigna per qualche giorno, si attiva la macchina mediatica del consenso, qualche politico spara frasi ad effetto per accaparrarsi qualche voto e poi tutto scivola nell’oblio. Tutto torna alla normalità nell’attesa che qualche altro gruppo di imbecilli ritorni ad ululare, per permettere così di scrivere altri articoli come questo.