L’ANGOLO DEL TIFOSO – Carlo, Maestro di Calcio

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È terminato il ciclo delle amichevoli pre-campionato del Napoli. La Stagione 2019-20 sarà crocevia, a mio parere, delle volontà e delle ambizioni del presidente De Laurentiis di voler seriamente provare a vincere, come dichiarato pubblicamente.

Ormai la squadra, da anni stabilmente tra le grandi d’Europa, necessita di almeno due innesti di valore per non perdere il contatto dalla squadra che monopolizza la nostra serie A e soprattutto per superare la fase a gironi della Champions League, obiettivo ineluttabile per il buon prosieguo economico e finanziario della S.S.C. Napoli.

Siamo giunti in una dimensione oltre la quale, se si vuole continuare, sono necessarie infrastrutture, comunicazione e strategie finanziarie ben diverse da quelle alle quali il presidente ci ha abituati fino ad oggi.

Se poi si fa una riflessione su una città assai desiderosa di rivincite sociali e sportive, il quadro si tinge di colori pastello: un’alba sul meraviglioso golfo di Napoli, a cui basterebbe una bella cornice che ne valorizzi le nuances.

Nelle amichevoli contro i Campioni d’Europa del Liverpool e contro il Marsiglia si è potuto scorgere un progetto tecnico veramente interessante e molto bello. Gioco aggressivo e offensivo con ricerca estrema di verticalità. Di qui la ricerca dell’elemento veloce, di gamba, che va alla ricerca immediata del target: si intuisce dunque la preferenza di mister Ancelotti per Hirving Lozano piuttosto che per un nove classico e statico, da area di rigore.

Confesso di non esser riuscito a vedere i due match della tournée americana, ma leggendo commenti e giudizi tecnici, si evince che abbiamo forse subito un pò troppo la personalità e la tecnica del Barcellona. Anche in questo caso la preferenza dell’allenatore si palesa nell’elemento che richiede a gran voce: James Rodriguez, cioè colui che alzerebbe il tasso tecnico della stesura tattica e contestualmente quello dell’esperienza internazionale.

Mai come questa volta, quindi, è vitale e necessario per la società assecondare le richieste del proprio coach perché, al di là del lato umano della persona, amata da tutti i giocatori che ha allenato, è tangibile e conclamata l’esperienza e lo scibile calcistico di un uomo che, a diciannove anni, condivideva spogliatoio e sudori con personaggi del calibro di Bruno Conti e Paulo Roberto Falcao, e qualche anno più tardi con Franco Baresi, Gullit e Van Basten. La lista dei campioni che ha allenato fin da quando aveva trentanove anni è infinita poi.

Insomma, signori miei, Carlo Ancelotti è Maestro di Calcio e merita tutta la mia, e anche la vostra, fiducia.