LEVA CALCISTICA ’68 – Ho visto i giganti!

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Avete mai visto i giganti?

Io si. Mi è capitato il 14 giugno dell’anno di grazia 1980Europei di CalcioItalia. Quel giorno lo stadio San Paolo era l’arena di una sfida epica che aveva caratterizzato tutti gli anni settanta: Germania Ovest contro Olanda.

Avevo deciso di esser testimone oculare e nulla poteva fermarmi. Mio zio, amante del calcio come me, a farmi da complice. Partecipai alla festa di Euro ‘80.

I nomi in campo erano da far tremare i polsi, giganti del decennio precedente e di quello che stava per iniziare: Arie Haan, Johnny Rep, Ruud Krol, Hovenkamp, Kees Kist e i fratelli Willy e Rene’ Van de Kerkhof in maglia arancione (una delle più belle della storia a mio parere). La bianca della Germania Ovest era vestita da gente come Karl Heinz Rummenigge, Manfred Kaltz, Bernd Shuster, Uli Stielike, Briegel, Schumacher.

Ma il mattatore della partita fu Klaus Allofs, il folletto di Dusseldorf. Baffetto da sparviero e tanta agilità. Pur non essendo molto alto, riusciva a farsi valere anche nel gioco aereo. Grazie ad un ottimo senso della posizione e istinto predatorio naturale è riuscito ad entrare negli almanacchi del calcio tedesco: oltre 200 gol in carriera, occupa il settimo posto tra i goleador tedeschi di tutti i tempi e il primo nella storia ultracentenaria del Fortuna Düsseldorf.

Quel giorno si prese la scena con una tripletta sciorinando l’intero repertorio della casa, approfittando soprattutto di un Rummenigge che fece a brandelli la difesa Orange, lontana parente ormai della fantastica squadra totale che aveva entusiasmato il mondo calcistico e che, proprio in virtù di questo, merita un capitolo a parte.

Klausi, dopo aver segnato la storia del club renano, dove lo ricordano ancora oggi con enorme affetto, provò, a fine carriera, il ruolo di coach senza molta “Fortuna” e poi quello da Dirigente Sportivo, terminato anch’esso nel 2016 nel Wolfsburg.

In ogni caso, quei quindici giorni di un tenero giugno italiano, lui brevilineo, vissuto tra i giganti, li ricorderà a vita. Opera conclusiva di un’orchestra magistralmente diretta da Jupp Derwall che meritatamente vinse quegli Europei e che avrebbe sfiorato ben 2 volte, nei successivi sei anni, il trionfo mondiale.

Per la cronaca, nell’ultimo quarto d’ora prese parte alla gara anche un giovane che poi fece la storia, qualche anno più tardi, dell’Inter:  Lothar Matthaus.

Quella partita si concluse sul 3 a 2 per la Germania. Ed anche io, come lui, la ricorderò per sempre.