#LBDV – Sergio Cragnotti, ascesa e declino del re delle plusvalenze

Condividi

Molte volte la data di nascita può non voler dire niente nella vita di un uomo, altre invece tutto. Se ti chiami Sergio Cragnotti e nasci a Roma il 9 Gennaio 1940 fai parte della seconda schiera. Quarant’anni anni prima infatti, il 9 Gennaio 1900, viene fondata sempre nella capitale, in piazza della libertà,  la Societa Sportiva Lazio. E allora non ci possiamo stupire se Cragnotti sarà ricordato come il presidente più vincente nella storia della società.

Self made man

Se esiste una persona a cui l’etichetta di uomo che si è fatto da solo sta perfettamente cucita addosso è proprio lui. Romano di Porta Metronia, dopo essersi laureato, nel 1969,  va a cercare gloria in Brasile. Qui ha la fortuna di incontrare Sabatino Ferruzzi, uno dei più grandi industriali italiani del tempo. Inizia così  la sua scalata verso il successo che passa dall’entrata nel gruppo Montedison, di cui diventa prima vice presidente e poi amministratore delegato. È il re delle plusvalenze, compra delle societa a poco e le rivende a più del doppio, guadagnandosi la stima di tutto il gotha dell’economia italiana. Addirittura Enrico Cuccia, padre padrone della finanza italiana dell’epoca, di lui arrivo a dire: “Cragnotti sarebbe capace di vendere frigoriferi agli eschimesi”.

Salvatore della patria laziale

Da sempre tifoso della Lazio, negli anni all’estero rimane più distaccato dalle sorti laziali senza mai però abbandonarle completamente. A Roma c’è infatti il fratello Giovanni, vero sfegatato tifoso laziale, che lo induce all’inizio degli anni 90 ad entrare in società. La Lazio è appena uscita dalle sabbie mobili di anni difficili grazie al presidente Calleri che la riporta nella massima serie. Dapprima in maniera defilata poi prepotentemente, Cragnotti entra in società presentandosi con un acquisto a sensazione prima ancora di essere presidente. Nel 1991 infatti, ancora da socio di minoranza, contribuisce a regalare alla Lazio uno dei migliori giocatori del panorama europeo : Paul “Gazza” Gascoigne.
La sfortuna però si accanisce sul colpo di mercato biancoceleste. Il 18 maggio 1991, durante la finale di FA Cup vinta dalla sua squadra, il Tottenham,  contro il Nottingham Forest, fu vittima di un grave infortunio al ginocchio sinistro che lo tenne fuori dai campi per l’intera stagione seguente.
Cragnotti non lo abbandonerà e il 20 febbraio 1992, quando rileva ufficialmente per 38 miliardi di lire la società da Calleri, annuncia che il suo primo acquisto sarà proprio il giocatore inglese fermo ormai da quasi un anno.

La gloria e l’orgoglio

Inzia la scalata alle vette nazionali ed estere che viaggieranno di pari passo con quelle imprenditoriali. In quest’ultime acquisisce in serie società alimentari, Cirio, Bertolli, De Rica, Del Monte, la centrale del latte di Roma e tutte le collegate costruendo cosi un impero agro-alimentare enorme. La Lazio ne beneficia, ovviamente, acquistando grandissimi campioni. Inizia da un biondino del Foggia di Zeman che arriva con la fama di furetto imprendibile ma non di bomber: quel Beppe Signori che,  invece,  in goleador si trasforma diventando il secondo marcatore di tutti i tempi dei biancocelesti, vincendo per ben tre volte il titolo di capocannoniere. Lo stesso giocatore per il quale i tifosi laziali, per la prima volta nella storia, scesero incredibilmente  in piazza per bloccarne, riuscendoci,  la cessione sul mercato.

Le vittorie

Durante la sua gestione la Lazio vince uno Scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane, una Coppa delle Coppe, e una Supercoppa UEFA a cui si aggiungono una finale di Coppa UEFA 1997-1998 e due secondi posti in campionato, nel 1994-1995. Nel 1998 il finanziere romano decide per l’ingresso della Lazio nella Borsa Italiana. Il 6 maggio 1998 la società biancoceleste esordisce sul listino di Piazza Affari. È il primo club calcistico italiano a farlo. Successivamente la Roma e la Juventus  seguiranno l’iniziativa di Cragnotti. Innovativo, un vulcano di idee e di progetti, porta in maglia biancoceleste campioni del calibro di Mancini, Boksic, Vieri, Salas, Nedved, Simeone, Almeyda, Veron, Mihajlovic, Stankovic, Peruzzi, Crespo e Stam. Sul mercato è uno schiacciasassi, compra tutto quello che vuole ma, alla stessa maniera, vende i campioni anche appena comprati, perché, secondo la sua filosofia imprenditoriale, il cambiamento non sopisce mai le ambizioni. Non a caso uno dei più grandi errori, da lui ammessi, fu quello di non smantellare la squadra campione d’italia ma di confermala aumentando addirittura gli ingaggi.

Il declino dell’uomo Del Monte

L’epopea cragnottiana sembra non dover finire mai ma qualcosa inizia a scricchiolare. Le sue aziende inizano ad avere difficoltà e anche la Lazio viene investita. La montagna viene giù fragorosa e nel 2002, con il crack Cirio si vede portare via tutte le sue società dalle banche compresa la squadra laziale. Va tutto a rotoli, i giocatori migliori vanno via, venduti per cercare di ripianare un buco enorme. Ma non basta. Anche senza di lui, la Lazio, sprofonda nel baratro. Servirà un imprenditore scaltro come Lotito nel 2004 per tirarla fuori dall’inferno. Ma questa è un’altra storia, e lo è sul serio, perché, anche tornando in auge in ambito nazionale, la squadra capitolina non raggiungerà mai più quel livello di popolarità e vittorie. Quel momento incredibile, che anni dopo, fece dichiarare a Sir Alex Ferguson:
Nel 1999 incontrammo la Lazio nella finale di supercoppa europea a Montecarlo. Noi eravamo il Manchester United degli invicibili, del triplete ma perdemmo. La squadra italiana, in quel momento, era forse la più forte del mondo”