LO SCAVETTO – Milik: il 99 che deve diventare un 9

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Vessata, martoriata, offesa, denigrata, decimata. La Polonia è stata la nazione più mortificata tra il 1939 e il 1945, durante la seconda guerra mondiale. In quegli anni ha subito ben due invasioni: quella sovietica e quella nazista. Entrambe hanno causato dolore e morte, oltre sei milioni di cittadini polacchi hanno perso la vita e, il 90% di questi, non per per ragioni militari.

Eppure i Polacchi organizzarono uno dei movimenti di resistenza più imponenti della storia. Nonostante la sconfitta militare non si arresero mai e istituirono, nel 1940, il governo polacco in esilio a Londra.

Ora, non vorrei rischiare di sembrare “blasfemo”, associando quella che con ogni probabilità è la più grande tragedia della storia moderna al calcio ma il nostro vissuto e quello dei nostri avi indirizzano il nostro presente e il futuro a 360 gradi. La storia, le sofferenze e il dolore ce le portiamo dentro anche a distanza di secoli, forgiano il nostro carattere, le nostre attitudini, le nostre propensioni.

I Polacchi: schiena dritta, testa alta e spalle larghe. In Polonia, 25 anni fa, è nato Arek Milik, precisamente a Tichy, città, guarda caso, sorta nel 1950 dalle ceneri lasciate dal nazismo.

Numero 99 sulle spalle, centravanti di manovra, Milik è sbarcato a Napoli nel luglio del 2016, acquistato dall’Ajax per una cifra vicina ai 36 milioni di euro. Il Napoli aveva appena ceduto Gonzalo Higuain alla Juventus e Arek si ritrovò di colpo la sua pesante eredità sulle spalle.

Bazzecole, per un uomo nato in Polonia.

Milik, infatti, comincia la sua avventura azzurra a suon di gol: una doppietta al Milan ed una alla Dinamo Kiev in Champions League.

La sfortuna ne frena, però, l’ascesa: durante Polonia-Danimarca, in Ottobre, arriva la rottura del crociato anteriore sinistro.

Ma Arek è nato in Polonia e, a testa bassa, lavora duro per tornare in campo più forte di prima. Il suo sarà un recupero record: a Febbraio 2017, dopo appena 4 mesi, rientrerà sul terreno di gioco.

Il Napoli, intanto, ha trovato un po’ per fortuna e un po’ per disperazione quello che passerà alla storia come uno dei suoi migliori centravanti: Dries Mertens che, a suon di gol e giocate da fenomeno, diventerà quasi insostituibile.

Ma il 99 azzurro ha un carattere forte e strutturato per affrontare anche questo rivale di reparto e lavora duramente per farsi sempre trovare pronto.

Purtroppo per lui e per il Napoli è ancora una volta la sfortuna a tarparne le ali. Siamo nel Settembre del 2017 e Arek, durante Spal-Napoli, sente il ginocchio destro fare crack. Esito degli esami: rottura del crociato anteriore.

Quanti calciatori avrebbero gettato la spugna? La rottura di entrambi i crociati in meno di un anno è una tragedia sportiva che pochi atleti sarebbero stati in grado di affrontare, ma Arek è nato in Polonia!

Il resto è storia recente. Nella stagione appena conclusa (la prima senza infortuni), il numero 99 ha messo a segno ben 20 reti, 17 in campionato, 2 in Europa League e 1 in Coppa Italia.

Eppure, nonostante tutto, Milik continua a dividere, a non convincere: gran parte del pubblico partenopeo chiede l’acquisto di una punta centrale che possa affiancarlo.

Napoli ha la bocca buona, negli ultimi 8 anni ha potuto ammirare, nello stesso ruolo di Milik, gente come Cavani, Higuain e Mertens, tre tra i migliori centravanti al Mondo nell’ultimo ventennio. Inoltre in un calcio dove sono diventati sempre più rari i numeri 10, di colpo i tifosi hanno traslato i propri sogni e le proprie fantasie sui numeri 9.

In questi giorni impazza sui social, nei bar e nei salottini televisivi napoletani la questione: ”Milik è o non è un bomber da Napoli?”

Il tifo è spaccato anche se sembrerebbe prevalere una gran voglia di affiancare ad Arek un grande bomber.

Milik è l’uomo dei gol impossibili, gran calcio di sinistro, tanto elastico nelle movenze da ricordare, in certi contesti, Zlatan Ibrahimovic. Dotato di un’ottima tecnica di base, l’attaccante Polacco è la classica punta in grado di dialogare con i compagni di reparto e di favorirne gli inserimenti. Unico grande neo sono i tanti, forse troppi, gol (cosiddetti semplici) sbagliati ‘a tu per tu’ con il portiere: Liverpool, Milano e quello di qualche giorno fa a Miami contro il Barcellona, sono solo alcuni esempi di una lunga serie.

È come se Milik si trovasse, spesso e volentieri, nei contesti decisivi, in ritardo di soli pochi centesimi di secondo. Gli stessi centesimi che segnano un solco enorme tra un 9 di grandissima caratura ed un ottimo 9 senza le stigmate del campione.

Attimi, istanti, centimetri quelli che dividono Arek dal suo pubblico.

Riuscirà dunque a colmare queste lacune? E queste sono lacune strutturali o conseguenti ad una carriera funestata dagli infortuni? Domande che difficilmente troveranno risposta tra le righe di un articolo, o tra i decibel di un microfono in radio.

Come al solito, unico grande giudice sarà il tappeto verde.

Quello stesso tappeto che Arek non ha mai avuto paura di affrontare, anche perché il 99 è figlio della Polonia e chi nasce sotto quella bandiera difficilmente teme qualcosa.