91esimo MINUTO – Caso Icardi: un boomerang nei piani di Conte

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Steven Zhang ha chiuso definitivamente la porta. “Non ci saranno ripensamenti sul caso Icardi”, ha tuonato il numero uno dell’Inter. Senza rancori, anzi, quasi con la benevolenza di quello che potrebbe essere di fatto un fratello maggiore, visto che all’anagrafe i due hanno soltanto quattordici mesi di differenza.

I tifosi nerazzurri, ad eccezione della Curva Nord, che già da tempo ha ufficializzato la fine della storia d’amore con Maurito, restano in quel limbo di sentimenti contrastanti di chi si è sentito tradito dal suo giocatore simbolo ma al tempo stesso sarebbero disposti a perdonarlo, come il “figliol prodigo” che chiede di poter tornare, o meglio restare, a casa.

Anche perché le alternative a mister 111 gol in nerazzurro non sono poi così convincenti e Conte ha già fatto capire, senza troppi giri di parole, di voler al più presto a sua disposizione la rosa titolare (attaccanti inclusi!) per poter trasmettere alla squadra la sua idea di gioco. Lukaku è troppo costoso, Dzeko troppo maturo, Leao ancora acerbo?

La presenza dell’ex CT in panchina impone all’Inter di essere da subito l’anti-Juve, per quanto sia tangibile che i bianconeri sono ancora superiori a tutti. Ma nel vocabolario di Conte, il termine “sconfitta” non esiste (non a caso ha chiamato la figlia Vittoria), nemmeno se si tratta di un amichevole, come dimostra il suo “perdere deve farci sempre rosicare” del post Inter-Juve di qualche giorno fa.

Ecco che, allora, sembra folle anche solo pensare di avere in rosa uno dei più forti centravanti d’Europa e ignorarlo come se fosse l’ultima ruota del carro. Inevitabile chiedersi cosa possa essere successo e cosa possa aver portato la società nerazzurra alla convinzione così feroce di voler dissipare a tutti i costi il suo patrimonio economico (e tecnico) più importante.

Se la deduzione più logica ed immediata può essere quella per cui l’Inter abbia deciso di mettere alla porta il suo bomber perché non più disposta ad accettare le ingerenze di Wanda Nara, la realtà dei fatti sembra celare motivazioni più profonde, solamente in parte riconducibili alla presenza ingombrante della moglie-manager del giocatore.

Nel piano inclinato galileiano che ha accelerato in maniera irreversibile la rottura del rapporto tra Icardi e l’Inter, pare che l’ex allenatore Luciano Spalletti abbia avuto grandi responsabilità nel non saper arginare una situazione che stava degenerando e mettendo di fatto ai margini il numero 9, al punto da costringerlo a ricorrere ad un avvocato per poter “difendere” i suoi diritti professionali. Non è dunque vero che Icardi non fosse disponibile a un reintegro in squadra, nonostante il declassamento da capitano a gregario, ma che fosse “costretto” a nascondersi dietro presunti referti medici per giustificare un’esclusione altrimenti ingiustificabile.

Non si discute che il ragazzo avrebbe dovuto avere un atteggiamento meno egoistico, pensare prima alla squadra e poi al suo orgoglio ferito, a maggior ragione per la fascia che portava al braccio. Ma è un dato di fatto che la società non sia stata in grado di aiutare il suo “lider maximo” in un percorso di riabilitazione a dir poco doveroso, per il bene di tutti. E quindi dell’Inter.

Ecco appunto, ma qual è il bene dell’Inter? Moratti avrebbe perdonato il suo pupillo, prendendolo sotto la sua ala, magari con una tirata di orecchie ma senza portare la vicenda a questa esasperazione.

Difficile giudicare cosa sia piu’ giusto o sbagliato. Anche perché non sapremo mai a fondo come sono andate veramente le cose. Ma è lecito credere che questa dura presa di posizione della nuova proprietà voglia rappresentare anche un segnale di discontinuità con alcune dinamiche della gestione passata che poi hanno portato ad incancrenire determinate situazioni. Non si spiegherebbe altrimenti anche il pugno duro nei confronti di Nainggolan e di altri giocatori, messi in discussione col forte dubbio di finire sul tavolo dei partenti.

Resta un fatto. Il caso Icardi rischia di trasformarsi in un boomerang e di compromettere seriamente questa sessione di mercato. Un azzardo che forse allenatori del recente passato avrebbero anche potuto accettare ma che, nel caso di Conte, rischia di guastare in partenza l’idillio del matrimonio tra il tecnico leccese e la sua nuova sposa.