SPECIALE NUMERO 7 – Alessandro Bianchi e lo scudetto dei record

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Nell’estate da record, in cui l’Inter ha comunicato di aver già venduto gli abbonamenti disponibili per la stagione ’19/’20 (con un mese e mezzo di anticipo sull’inizio del campionato!), e proprio nei giorni in cui i nerazzurri celebrano il trentesimo anniversario dello storico Scudetto ’88-’89, c’è un numero 7 da ricordare.

Meno altisonante, forse, rispetto ad altri nomi che hanno vestito la casacca nerazzurra ma indimenticabile per l’efficacia e per aver saputo interpretare al meglio il ruolo che quel numero, tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ’90, rappresentava: l’ala destra.

Siamo nell’epoca in cui i nomi sulle maglie ancora non esistevano e in cui i calciatori, non addestrati atleticamente, come nel calcio moderno, da quotidiane sedute in palestra, venivano riconosciuti più facilmente per le caratteristiche fisiche, prima ancora che per quelle tecniche.

E’ il caso di Alessandro Bianchi, arrivato all’Inter dal Cesena nell’estate del 1988, e protagonista di una stagione memorabile, culminata con lo “scudetto dei record”.

Era l’Inter di Zenga, Bergomi, Ferri, Matteoli, Mandorlini e Serena, con Trapattoni in panchina. E quell’estate il Presidente Ernesto Pellegrini decise di rinforzare la squadra per cercare di competere con il Milan degli olandesi e far fronte al Napoli di un certo Diego Armando Maradona. Arrivarono Nicola Berti, Ramon Diaz, i due tedeschi del Bayern Monaco Andy Brehme e Lothar Matthaus.

E insieme a loro, quasi inosservato, un ventiduenne romagnolo che bene aveva figurato a Cesena. Rapido, longilineo e guizzante, in fretta si rivelò una spina nel fianco per le difese avversarie, famoso per le sue interminabili discese, palla al piede, lungo la fascia destra, molto abile nel dribbling e decisivo in fase offensiva, chirurgico nei cross abilmente sfruttati dagli inserimenti di “cavallo pazzo” Nicolino Berti e finalizzati dall’ariete per eccellenza, Aldo Serena che, di quel Campionato, fu capocannoniere con 22 reti.

“Ci fu questa telefonata a casa – racconta l’ex numero 7 dell’Inter – Rispose mia madre e mi disse: “Guarda che c’è Trapattoni al telefono!”. Io sinceramente pensavo fosse uno scherzo di un mio amico, perché era già da un po’ di tempo che erano venute fuori delle voci sui giornali di un interessamento da parte di Inter, Juve e Napoli. Quindi all’inizio avevo pensato ad uno scherzo”.

E invece era tutto vero.

Per Bianchi quella telefonata segnò l’inizio di un’avventura in nerazzurro lunga 8 anni, in cui l’ala destra conquistò anche una Supercoppa italiana (1989) e due Coppe UEFA (1991 e 1994).

Senza dimenticare la Nazionale, seppur per poche presenze, tutte sotto la gestione Sacchi, nei match di qualificazione ad Usa ’94, il Mondiale americano a cui poi l’esterno nerazzurro dovette rinunciare a causa di ripetuti infortuni muscolari. Con rammarico del Ct azzurro che di lui disse: “Bianchi? Eccezionale dinamismo, grande senso tattico: uno così merita sempre di giocare».