DIAMOCI DEL TU (Il Calcioparlante) – Nascita e Metamorfosi del Diavolo (pt.2)

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Tu, tifoso rossonero DOC ne ricorderai le gesta.
Ma non sei il solo!

Anche il vero amante di questo Sport ricorderà che…

G.Weah strabiliò con uno “stop” d’esterno destro il pallone, proveniente da un calcio
d’angolo, nella propria area, e palla al piede verso l’area avversaria; 
tre avversari dell’ Hellas Verona, saltati come i birilli, percorre 90 metri di campo e…
GOL!

Questa perla calcistica, fu definita “coast to coast” dai Media e Stampa degli Anni ’90 e contribuì a farne discussioni su discussioni, risaltando l’immagine soprattutto del Milan che ne giovava in quanto a fucina di stelle del Calcio.

Roberto Baggio

Roberto Baggio esulta dopo una rete con G.Weah

Attuale dirigente sportivo, definito anche il Raffaello del Gioco Calcio ed a tutt’oggi ritenuto tra i migliori calciatori di sempre, approdò a Luglio del 1995 alla corte dell’allora Cavaliere rossonero strappato dalle maglie bianconere, freschissimo vincitore del Pallone d’oro 1993;
lo spessore della strategia comunicativa ne giova insieme, naturalmente al tasso tecnico del Mister Fabio Capello.
Un nuovo scudetto non tarda ad arrivare anche se, nei due anni successivi e con i cambi panchina 
tra Capello, Tabàrez e Sacchi qualcosa non scorre liscio e traspare un malcontento tra quest’ultimo e Baggio.
Tutto questo si traduce in una crepa, tra la gestione dello spogliatoio, l’allenatore Arrigo Sacchi ed il campione veneto che utilizza proprio il mezzo stampa ( ricordiamo tra i più influenti dell’epoca analogica ) lasciando intendere i contrasti interni all’ambiente rossonero.
Di li a poco, l’avventura terminò.

Ivan Gennaro Gattuso

Gennaro Gattuso. Centrocampista (1999-2012) e Dr.Tecnico del Milan (2017-’19)

Come non mettere nella carrellata della metamorfosi del Milan, anche il
buon “Ringhio” che è prepotentemente tornato nella recente storia del blasone rossonero in veste di allenatore, fino a lasciar il posto all’
ex direttore tecnico doriano Marco Giampaolo  
.

Ma è da calciatore che dal 1999 al 2012 ne traccia davvero il segno, sia per la sua immagine sanguigna che trasferisce tutto a beneficio dell’immaginario dei tifosi che rivedono il Milan combattivo di sempre sia per i risultati in campo.

Vince un po’ tutto ciò che si può:
una Coppa Italia , due campionati (2003-20042010-2011), due Supercoppe italiane
(
20042011), due UEFA Champions League (2003 e nel 2007 sotto la guida dell’attuale
tecnico del Napoli Carlo Ancelotti
), due Supercoppe UEFA (20032007) e una Coppa del
mondo per club FIFA
(2007).

Realizza undici reti ed è protagonista nel tempo, di un episodio che ha lasciato un segno ben distinto del suo cipiglio, poiché squalificato dalla UEFA per quattro giornate a seguito di quanto accaduto durante gli ottavi della Champions League 2010-2011 contro il Tottenham  quando il “buon ringhio” non esitò ad aggredire  Joe Jordan, allenatore in seconda inglese.

Il tifoso non dimentica:
chi ha detto che sia un male?

Andriy Shevchenko

E’ sempre il 1999 l’anno che vide l’arrivo di un altro asso, per la precisione ucraino, di cui ne è l’attuale tecnico della Nazionale maggiore. Esordio in campo di quella caldissima estate di fine anni 90, ed è subito ” Sheva il mago della tripletta”.
Vince il pallone d’oro nel 2004, dopo essersi piazzato tra i primi tre di quella prestigiosa classifica anche negli anni
precedenti, vince il Campionato di Serie A ed il titolo di Capocannoniere ( 24 gol in 32 partite! )

Esultanza del Milan all’Old Trafford di Manchester. Finale 2003

Nell’agosto 2004 Shevchenko vinse anche la Supercoppa italiana, realizzando proprio una tripletta regalata alle teche della Memorabilia, nella vittoria del Milan per 3-0 contro la Lazio
Stessa cosa si potrà dire con il numero impressionante di gol che ha macinato: 175 reti in 322 partite giocate!
Lascia il Milan nel 2006 organizzando una conferenza stampa a Milanello, ove spiegava il suo congedo:

«È inutile nascondere le cose. (…) Ma voglio chiarire che una mia eventuale partenza non sarebbe da mettere in relazione al mio rapporto con il Milan che resta affettuoso o ai legami con allenatore e compagni. Sarebbe una decisione presa esclusivamente per la mia famiglia.
Voglio dire ai miei tifosi che sono e saranno sempre importanti per me. […] Dopo sette anni al Milan, devo valutare bene. (Fonte: Corriere della Sera)

Nella comunicazione dell’ epoca, la classe non era acqua e non dovrebbe esserlo nemmeno oggi.
Ma vaglielo a sussurrare in un orecchio ad alcuni professionisti dell’ Era dei “Social”…credi realmente che ci sentano?