#LBDV – Vessicchio sospeso, ma non era meglio radiarlo?

Focus On Vetrina
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Prego la regia di seguire l’assistente donna, è una cosa inguardabile. E’ uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro ed è una barzelletta della Federazione questa. Eccola, Annalisa Moccia di Nola, una cosa impresentabile per un campo di calcio, queste le parole pronunciate da Sergio Vessicchio, professione giornalista (almeno cosi sembra dai suoi profili social). Ma forse, ormai lo si può definire, ex giornalista, almeno per ora. Dopo aver raccontato il suo modo di pensare sul ruolo delle donne arbitro nel mondo del calcio, è stato sospeso dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, e non è nemmeno la prima volta.

Il problema di Vessicchio non è l’uscita infelice, quella può capitare a chiunque, ma tutto quello che si “nasconde” dietro. Lo “sfogo” non è avvenuto per un fallo non dato, o per un fuorigioco non visto, ma solo per la presunta consapevolezza dell’inferiorità della donna nel calcio. Forse le donne, nella “Teoria Vessichiana”, non possono arbitrare per quella famosa barzelletta in cui il gentil sesso non capisce il fuorigioco, oppure non possono guidare pullman o camion, perché non sanno parcheggiare un auto figurarsi un mezzo più grande. Una teoria che purtroppo accomuna molti personaggi nel mondo del calcio, personaggi che “odiano” le donne, personaggi che sono convinti che il calcio sia una cosa da macho. Ma come se non bastasse, Vessicchio, su Facebook, continua a promuovere la “Teoria Vessichiana”:

“Ritengo personalmente che far arbitrare le donne nel calcio sia sbagliato per molti motivi, quindi confermo il mio pensiero. Perché tutti questi squallidi moralisti non fanno una battaglia per farle giocare assieme ai maschi? La vera discriminazione è questa”.

Quindi dopo aver fatto conoscere al mondo il suo pensiero sulle donne arbitro e dopo averlo ribadito sui social, ci perdoni se si fa fatica a credere alle sue “lacrime di coccodrillo”, durante il suo intervento a Radio Crc di questa mattina. “Ero in diretta e non potevo subito riparare. Mi sono accorto subito di aver detto una cavolata e ne pagherò le conseguenze. Le donne arbitro sono statisticamente meglio degli uomini. Non volevo creare nessun pandemonio. Non sono razzista, sono per l’integrazione a 360 gradi. Ho attaccato il sistema e la Federazione, ho sbagliato i modi nell’esprimere il mio pensiero”.

Una marcia indietro che non fa altro che confermare il pensiero. Sembra come quell’individuo che dopo aver detto una frase omofoba, esordisce, nel messaggio di scuse, con la classica frase: “Io ho amici gay…” e via con scuse non sentite ma di circostanza. D’altronde Vessicchio non è nuovo ad uscite infelici, basta dire o fare qualcosa contro la sua squadra del cuore, la Juventus, per diventare un suo bersaglio. Sui social è pieno di suoi commenti, al quanto discutibili, nei confronti di coloro la pensino diversamente da lui. Tante, ad esempio, le offese nei confronti dei napoletani, rei a suo avviso, di distogliere la realtà sullo scandalo Calciopoli. Ma a volte, non si limita, ad offendere il “semplice” tifoso, basti ricordare l’attacco frontale al giornalista di Report, Federico Ruffo, vittima della macchina del fango targata Vessicchio, per il servizio sul legame Ndrangheta – Juventus. 

Vessicchio ne ha combinata una dietro l’altra e fa specie pensare che un personaggio del genere possa esser definito giornalista. Fa specie come non venga radiato dall’albo. Ma forse, in tutto questo marasma creato dalla “Teoria Vessichiana”, c’è però una buona notizia. La sospensione inflittagli dall’Ordine dei Giornalisti può aiutarlo a fargli capire che, forse, il giornalismo non è il mestiere più adatto a lui. Perché se il calcio è uno sport da macho (Teoria Vessichiana), il giornalismo è un lavoro per persone serie.