SSC Napoli attenta, le altre investono e tu?

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Il Napoli sembra avviarsi incontro ad un orizzonte politico-finanziario nebuloso, se rapportato al contesto in cui il club di De Laurentiis si muove.

I competitors della società azzurra si stanno attrezzando, chi più chi meno, sia finanziariamente che a livello di management per uno step-up da compiere nel prossimo quinquennio.

Tolta la Juventus che, per ovvie ragioni, dopo aver patrimonializzato con Stadium, J-Medical e Centro Sportivo per le giovanili pronto al varo in un futuro prossimo (La Continassa), con college extralusso per i giovanissimi e strutture all’avanguardia, rappresenta un miraggio per un club dalle potenzialità attuali del Napoli, vediamo come si stanno muovendo le rivali più prossime in termini di investimenti, per colmare il gap dalla Regina.

INTER – Il club nerazzurro supportato da una proprietà ricchissima sta pian piano riorganizzando il suo management.

È arrivato un dirigente come Marotta, per esempio, oltre ad una serie di figure che la nuova società ha implementato sul fronte commerciale.

L’ Inter ha rilanciato il proprio brand sul mercato globale con grossi investimenti e scegliendo un profilo commerciale aggressivo.

La famiglia Zhang deve ripianare e investire, solo per quest’anno, ha già elargito al club nerazzurro circa 119 milioni, in forma di prestito dell’azionista di maggioranza. Considerando invece anche le precedenti massicce iniezioni di liquidità provenienti dalla Cina – 217 milioni in totale sotto forma di prestiti soci – si arriva anzi 336, cui poi vanno aggiunti ancora i 142 milioni dell’aumento di capitale sottoscritto al momento dell’acquisizione del club, per arrivare a un ammontare complessivo di 478 milioni, immesso nel club.

La riorganizzazione della Beneamata passa anche per una serie di iniziative che presto porteranno alla massimizzazione dei ricavi da stadio. Steven Zhang, ultimamente, ha attentamente visionato i cantieri del nuovo impianto del Tottenham, proprio per recepire alcune idee per il nuovo San Siro.

L’idea è quella di rinnovare l’attuale impianto e ci sono tutti i presupposti per far partire l’ingente investimento.

MILAN – Sorretto da un brand importantissimo, che deve solo recuperare la sua naturale dimensione, ovvero quel calcio da Champions che ha sempre visto il club rossonero protagonista, il Milan ha iniziato un’operazione di rinnovamento sia nel management, con l’ingresso di Ivan Gazidis, sia nelle politiche gestionali che Elliott ha deciso di implementare per rilanciare alla grande il club più titolato al mondo.

Anche qui centrale appare il ruolo dello stadio, perché il nuovo San Siro rappresenterebbe un impianto da 100 milioni di euro di ricavi per ciascuna delle due milanesi.

Inter e Milan stanno ragionando attorno all’idea di uno stadio d’avanguardia, un impianto extralarge modernamente ristrutturato  e che estenda le sue pertinenze alle zone limitrofe, inclusa l’area del trotto per i servizi di hospitality, parcheggi e ristorazione, oltre a musei moderni, sale per convegni e ricevimenti e negozi di abbigliamento sportivo, bar e luoghi di ritrovo per le famiglie.

Milanello e già un centro sportivo di altissimo livello e con uno stadio che aumenti il fatturato e la capacità di spesa e un brand mondiale, il Milan potra davvero dire la sua.

ROMA – Anche nella capitale lo stadio è ormai una realtà concreta, dopo aver superato tutti gli ostacoli burocratici con gli enti pubblici, i vincoli urbanistici e ogni tipo di bega politica.

Il nuovo impianto sarà all’avanguardia, un gioiello di portata mondiale, con una capienza di 52.500 spettatori: “lo Stadio della Roma è stato progettato per garantire agli appassionati un’esperienza unica nel giorno della partita. Le sezioni dello stadio e la vicinanza del campo alle tribune consentiranno di creare un’atmosfera intensa ed emozionante, unica nel suo genere. Ogni posto a sedere, inoltre, garantirà un’ottima visibilità. Il progetto di Tor di Valle – che comprende un parco commerciale – è stato valutato dal Comune di Roma come un progetto di pubblico interesse per la Città di Roma e dei suoi cittadini che comporterà un numero considerevole di investimenti privati e la creazione di diversi posti di lavoro.” (dal sito ufficiale della AS Roma).

Ultimamente è stata aperta una elegantissima nuova sede in Zona Eur, oltre ad avere un Centro Sportivo ormai storico come Trigoria, che appartiene al patrimonio sociale del club.

Anche la Roma è destinata a crescere, dunque, nel prossimo decennio.

Questo scenario fa capire come il Napoli, senza strutture vere, un centro sportivo di proprietà, un minimo di investimenti strutturali che possano aumentare l’appeal anche verso quei calciatori che arrivano da Inghilterra, Spagna e Francia, ancora alla ricerca di una casa per le giovanili vera e propria (al momento la società azzurra è itinerante per i campi della città) non ha futuro, perlomeno un futuro ad alti livelli.

Non si parla nemmeno di idee o progetti per un nuovo stadio, il dibattito è ancora ingessato sul San Paolo, che è e resta un bene pubblico, ben lontano dall’essere una ricchezza del club e semmai verrà adeguato e riammodernato, sarà solo per l’iniziativa della politica e non del “privato” interessato (il Napoli, appunto).

La prospettiva più rosea prevede una convenzione da firmare che darebbe al Napoli una pseudo-concessione dello stadio per il prossimo decennio, ma nulla di più.

E’ chiaro che, sic stantibus rebus, le prospettive per la società azzurra non sono rosee, perché troppo correlate al risultato sportivo, unico vero ago della bilancia di un fatturato che stenta a decollare, se non attraverso plusvalenze e “player trading”.

La convinzione che il futuro del club di De Laurentiis sia destinato ad un inevitabile ridimensionamento, a conti fatti, non è un’idea campata in aria ma una realtà più che concreta.

Servono investimenti seri nelle strutture, nuove sponsorizzazioni, un marketing più attivo e adeguato ad un club che, come ama ripetere lo stesso De Laurentiis, secondo la Nielsen conterebbe quasi 40 milioni di fans nel mondo.

E visto che ci siamo, anche una maggiore cura della comunicazione, in particolar modo verso la propria platea di sostenitori, sarebbe accolta con grande sollievo un po’ da tutti.