La fortuna aiuta gli audaci, Inter adesso osa

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La vittoria contro il Frosinone di qualche giorno fa non è di certo passata alla storia come il test più probante per determinare lo stato di salute dell’Inter. Qualche indizio, però, l’ha dato. Su tutti, la conferma per Spalletti di avere un parco giocatori più ampio e affidabile rispetto a quello a disposizione nella passata stagione. Giocatori definitivamente sbocciati, come Keita Baldé e Lautaro Martinez, che hanno risposto presente all’appello liquidando in fretta la pratica e facendo così rifiatare le prime linee, alla vigilia della delicata trasferta contro il Tottenham.

Spazio dunque ai cosiddetti titolari, nella gara più importante della stagione. Ma a Londra non è bastato il turnover per vedere l’Inter migliore o almeno la migliore Inter che ci si potesse aspettare. Escludendo la solita linea difensiva, solida e costante per larghi tratti della partita, le delusioni maggiori sono arrivate da metà campo in poi e più precisamente dai giocatori più esperti e che dovrebbero spostare gli equilibri.

A cominciare da Nainggolan, che nei suoi primi tre mesi interisti non è ancora riuscito a dimostrare il suo reale valore, accendendosi soltanto ad intermittenza, tra un acciacco e l’altro. E se il Ninja può avere degli alibi di natura fisica, Perisic e Brozovic, a riposo nell’ultimo turno di campionato, hanno dimostrato ancora una volta di non avere quella freschezza mentale, né la personalità sufficiente per rispondere agli ossequi che la Champions League impone, soprattutto in un tempio come Wembley e in una sfida che poteva sancire il passaggio agli ottavi di finale con un turno di anticipo.

Bastava un pareggio, è arrivata una sconfitta. Serviva il coraggio, ha prevalso il timore. Il timore di perdere gli equilibri. Ma in una gara decisiva, bisogna saper osare. O almeno capire quando è opportuno farlo. Icardi è sembrato Tom Hanks in “Cast Away”, catapultato su un’isola senza viveri.

Ma se il bomber argentino può avere l’attenuante di non aver avuto quei rifornimenti che quasi sempre è capace di trasformare in gol, dalla vivacità di Politano e dalla “garra charrua” di Vecino, oltre che dalla classe dei croati di cui sopra, forse era lecito aspettarsi qualcosa di più.

Il migliore in campo è stato invece Borja Valero, forse il meno altisonante dei battitori liberi di Spalletti ma l’unico capace di mescolare al momento giusto concretezza e malizia. Keita Balde e Lautaro Martinez sono rimasti a guardare. Al senegalese non è bastato il poco tempo concessigli nel finale per ribaltare una situazione già compromessa. E per l’argentino, ancora non bastano i due gol e un assist in 381 minuti giocati fin qui per convincere il suo allenatore di essere pronto per gli appuntamenti importanti. “Cagon (fifone, ndr), continua così e finirà la tua buona sorte”, è il monito lanciato sui social network (poi opportunamente rimosso) dal padre di Lautaro Martinez a Spalletti.

Una provocazione che incarna il pensiero di molti tifosi, troppo spesso abituati ad un’Inter rinunciataria, come se non fosse sufficientemente consapevole dei propri mezzi. Eppure le frecce nell’arco adesso ci sono, occorre solo il coraggio di scoccarle. Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci…