UN CALCIO AL SUPERSANTOS – Franco Baresi: leadership e romanticismo

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Il 23 aprile del lontano 1978, a soli 17 anni, faceva il suo esordio in serie A uno dei giocatori più amati della storia del calcio italiano. Il 23 aprile di quarantuno anni fa esordiva Franco Baresi, un ragazzetto tifoso dell’Inter ma che, per ironia del destino, sarebbe diventato capitano del Milan.

Baresi nasce a Travagliato l’8 maggio del 1960 ed è proprio nel paese natale che inizia la sua avventura calcistica.

Uno dei centrali più forti della storia comincia a calcare il campo di calcio nella squadra dell’U.S.O. Unione Sportiva Oratorio di Travagliato, sotto la guida di Guido Sattembrino, suo primo allenatore e primo grande estimatore.

Proprio Settembrino, attraverso i suoi modi “particolari”, riusce a portare Baresi nel grande calcio.

Come tutte le più belle storie, non ci sono state solo vittorie e successi, ma anche sconfitte e sofferenze, alcune atroci.

Il tutto, però, solo di sottofondo al suo più grande amore: il Milan.

Scartato dall’Inter perché troppo gracile, entra quindicenne nelle giovanili rossonere, esordendo in prima squadra 2 anni dopo. Franco calca per la prima volta il terreno del San Siro in un Milan-Verona; si tratta del Milan di un altro grandissimo del calcio: Rivera.

Il “Piscinin”, soprannome dato dal massaggiatore Mariconti nei primi anni nella società rossonera (piccolo in dialetto milanese), è subito apprezzato dallo stesso Rivera che lo prende letteralmente sotto la sua ala prottetrice.

Di lui diceva: “questo ragazzo farà molta strada, ha tutto per sfondare e son sicuro sarà così”.

E di strada effettivamente ne ha fatta. Baresi è riuscito a vincere tutto con il Milan: 6 scudetti, 3 coppe campioni, 3 supercoppe e 2 intercontinentali in 20 stagioni, di cui 15 da capitano.

Nel campionato ’78-’79 è stato principale artefice, insieme al solito Rivera, dello scudetto della stella.

Tutto fantastico per Baresi e per il Milan ma, come detto, le sofferenze e le brutte notizie sono dietro l’angolo: il Milan campione d’Italia viene retrocesso in serie B, travolto dallo scandalo del calcioscommesse assieme al suo presidente Colombo.

Baresi non perde assolutamente colpi, anzi decide di retrocedere insieme al suo grande amore. Con il suo Milan, nell’inferno della serie B, incassa e riparte: nella buona e nella cattiva sorte.

Dopo un solo anno, il Milan torna facilmente in massima serie, ma i guai per Baresi non finiscono lì. Si ammala ed il Milan, orfano del suo talento, retrocede nuovamente anche se, questa volta, sul campo.

Ancora una volta Baresi giura fedeltà ai rossoneri e rifiuta ogni proposta di trasferimento.

Signori miei, se non è romanticismo questo…

Baresi rappresenta l’emblema del calcio che fu, un calcio più genuino, di quando la maglia contava più del singolo.

Giocatore roccioso, leader difensivo. Addirittura si dice che ad ogni fuorigioco riuscito sorridesse compiaciuto.

Giocatore con la G maiuscola, entrato inevitabilmente nei cuori dei tifosi, non tanto per la sua visione di gioco o per le sue incursioni palla al piede e neanche per la sua bacheca trofei ma, soprattutto, per lo spirito d’appartenenza e per l’amore per la maglia, mai negato e sempre dimostrato sul campo.

Il Milan ha dato a Baresi una carriera splendida e Baresi ha dato al Milan tutto quello che aveva e poteva.

Ladies and gentlement: Franco Baresi.

 

Scritto a quattro mani con Pasquale Campagna.