#LBDV – San Siro, ciò che è stato e che (non) sarà

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Arriva un momento in cui anche la storia deve far spazio all’innovazione. Questo vale in tutti i campi, nella vita come nello sport.

In Italia, a maggior ragione, la sacralità di certi luoghi è stata per anni la base dalla quale partire, la condicio sine qua non da mettere all’inizio di ogni storia. San Siro è stato ed è il luogo in cui i sogni calcistici di un paese hanno preso forma, uno dei simboli per eccellenza della città di Milano. Si è conquistato l’appellativo de “La Scala del Calcio”, per il suo prestigio e l’importanza degli eventi che accoglie, non soltanto a livello sportivo. Impianto moderno già negli anni sessanta, con le ristrutturazioni avvenute nel corso del tempo ha visto crescere il suo fascino fino a diventare il monumento che è oggi. Le grandi imprese di Milan ed Inter si sono alternate, poi, con i grandi eventi musicali che l’impianto ha ospitato.

Giocare a San Siro, per molti calciatori, rimane tutt’ora un sogno. Ma anche i sogni finiscono, quando il futuro bussa alla porta.

 

IL NUOVO PROGETTO

 I due club hanno presentato al Comune di Milano il master plan per la creazione di una nuova arena da circa 60 mila posti e la riqualificazione dell’intera area dello stadio, che nella seconda fase del progetto prevede l’abbattimento del Meazza.

“La domanda presentata alle istituzioni è il primo passo ufficiale da parte dei club volto ad avviare un percorso condiviso verso la costruzione, nell’area di San Siro, di un distretto urbano, moderno, sostenibile e accessibile, che ruoti intorno a un impianto sportivo innovativo dai più elevati standard internazionali”, si legge nel comunicato congiunto delle due società. In pratica, dunque, il nuovo polo sorgerebbe sulle ceneri del vecchio impianto.

“Il progetto – scrivono Inter e Milan – prevede un nuovo impianto, di circa 60.000 posti a sedere, nell’area contigua a quella dell’attuale stadio (di proprietà del Comune di Milano e attualmente in concessione ai due club). Un distretto multifunzionale nell’area del Meazza dedicato allo sport, all’intrattenimento, allo shopping e al divertimento, che rappresenti un luogo di aggregazione in grado di accogliere cittadini, tifosi e turisti 365 giorni all’anno, dando occupazione a oltre 3.500 persone”. Non, dunque, un semplice rettangolo di gioco con spalti, ma un un impianto moderno, capace di poter non solo ospitare la tifoseria ma intere famiglie, funzionalmente ad ogni bisogno della vita quotidiana.

 

CIO’ CHE E’ STATO E CHE NON SARA’

Ovviamente in questo progetto esistono voci fuori e dentro il coro. Alla reale esigenza di dotare Milano di uno stadio di nuova concezione, si contrappone la paura di disperdere l’essenza della storia dello sport milanese. Certo è che per le società la possibilità di poter rendere l’impianto una fonte di guadagno costante ha una forte attrattiva.
Anche i tifosi, da questo punto di vista, potrebbero sfruttare al massimo le strutture del nuovo polo che verrebbe a sorgere.
Al contempo, d’altro canto, quello che si andrebbe a perdere è sotto gli occhi di tutti. Le gesta dei più grandi calciatori di sempre, le imprese e le vittorie andrebbero messe nei cassetti della memoria senza avere più il luogo in cui confinarle. Il sogno di calcare un giorno il terreno della “Scala del Calcio”, che per molti calciatori è stato un vero e proprio obiettivo, sfumerebbe.
La bilancia è posata sul tavolo. Da una parte il nuovo che avanza, la modernità e l’innovazione, il calcio del nuovo millennio. Dall’altra la storia, il teatro dei sogni, i ricordi delle gesta di calciatori che hanno segnato un’epoca. L’eterna contrapposizione.  Da che parte bisogna poggiare il proprio peso?