UN CALCIO AL SUPERSANTOS – My name is Maurizio Sarri

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Prima di cominciare, invitiamo i tifosi del Napoli a fornirsi di fazzoletti.

Il protagonista di questa storia nasce il 10 Gennaio del 1959 a Napoli ed è attualmente l’allenatore del Chelsea. Il suo nome è Maurizio Sarri.

Maurizio ha cominciato ad allenare per dote naturale. Aveva trentuno anni e il lavoro nella direzione di un importante Istituto di Credito lo impegnava così tanto da non poter dedicare il tempo necessario ad allenamenti pomeridiani. La Seconda, quindi, sembrava essere la categoria più giusta per coltivare questo suo ‘hobby’, senza trascurare il lavoro.

Ma come in tutte le storie arriva la svolta: un giorno un suo compagno di squadra, ammaliato da come Maurizio guidava la squadra in campo, propose alla società di promuoverlo allenatore-giocatore. Lui ci pensò un po’, ma capì che i due ruoli fossero incompatibili, appendendo le scarpette al chiodo.

Sarri portò nel calcio la meticolosità, proprio quella che l’aveva portato a far carriera all’interno della Banca Toscana (che in passato aveva investito su di lui, mandandolo a fare esperienza in Inghilterra, Lussemburgo e Svizzera).

Durante il giorno gestiva miliardi e la sera tentava di dare un equilibrio in campo allo Stia o alla Faellese, al Cavriglia o all’Antella, al Tegoleto o alla Sansovino. È proprio la Sansovino, (rigorosamente con l’articolo femminile!) che comincia la vera carriera del tecnico di Bagnoli. L’inizio non è certamente dei migliori (2 sconfitte nelle prime 3 giornate), ma il prosieguo della stagione sarà una cavalcata vincente, coronata da ben 8 punti di vantaggio sulla prima inseguitrice.

Ma ecco presentarsi l’ennesima svolta: la Serie D, le porte del professionismo. Per affrontarla come vuole lui e, quindi, meticolosamente, dovrà prendere una decisione sofferta.

La banca o il calcio.

E mai, ripetiamo mai, una scelta fu più azzeccata di quella.

Maurizio decise di dedicarsi interamente al campo. Lasciò il lavoro in banca e si dedicò anima e cuore, ogni giorno, alla Sansovino e a quella sfera rotonda che tanto lo fece innamorare. Nel primo anno in D arrivò sesto, mostrando un bellissimo calcio, con calciatori giovanissimi e ottenendo la soddisfazione di diventare squadra rivelazione del girone. L’anno successivo vinse il campionato, approdando nell’allora Serie C2 e, intanto, si tolse anche la soddisfazione di vincere la coppa Italia di Serie D.

Grazie a questi risultati, Maurizio ottenne la chiamata dalla Sangiovannese, squadra toscana che cercava una disperata promozione in C1. Servì pochissimo tempo a Sarri per accontentare il club; e alla prima stagione riuscì nell’obiettivo prefissato: promozione in C1, anche in questo caso grazie ad un calcio spumeggiante, meticoloso, perfetto e, oseremmo dire, quasi filosofico – matematico.

Il leader di quella Sangiovannese era Francesco Baiano, un napoletano doc, che aveva debuttato in serie A nel Napoli di Maradona, mettendosi in luce nel Foggia di Zeman e nella Fiorentina di Ranieri. Ciccio, che aveva avuto anche allenatori come Bianchi, Simoni e Radice ne rimase stregato, tanto che nel 2005 quando Sarri firmò per il Pescara lo presentò così: «È uno dei migliori allenatori che ho avuto. Per il lavoro sul campo e per il modo di preparare le partite (con meticolosità e attenzione ai particolari) direi che è unico. Sarri ha bisogno di una società che sposi il suo progetto, che gli affidi un organico competitivo e gli conceda il tempo necessario perché al lavoro seguano i risultati». Parole profetiche, no?

Il primo vero salto di qualità arrivò nel 2005-2006: il mister firmò per il Pescara, in Serie B, e tra diverse difficoltà riuscì ad ottenere la salvezza, portando la compagine abruzzese all’undicesimo posto nel campionato cadetto. La stagione successiva Sarri si trasferì ad Arezzo, al posto di Antonio Conte: ma le cose non andarono granché bene: 19 punti in 18 gare, terminando così all’ultimo posto.

Gli anni seguenti non furono fortunati, tra esoneri e risultati scadenti. Nostalgia del posto fisso in banca? No, assolutamente. Nel 2007-2008 tornò in Lega Pro, ma, anche qui, qualcosa non andò come doveva. Fu, infatti, solo qualche anno più tardi (nel 2010) che la sorte ricominciò a sorridere a Sarri, quando riuscì a portare l’Alessandria al terzo posto in Prima Divisione e per un pelo non ottenne la promozione.

Qui la musica cambiò davvero: nel 2012 ancora un’occasione in Serie B, con l’Empoli.

Dopo una prima annata difficile, anche se l’Empoli arrivò ai playoff (perdendo contro il Livorno), fu il campionato successivo che consentì al cinquantenne toscano di ottenere la sua consacrazione: nel 2013-2014 piazzò un secondo posto ed approdò con il team del presidente Corsi direttamente in Serie A.

Nonostante fosse la prima esperienza nella massima competizione, raggiunse la salvezza con quattro giornate di anticipo, mostrando ancora una volta un calcio sublime, tanto da prendersi i complimenti di un campione quale Samuel Eto’o. Storica, infatti, la sua battuta in conferenza, con il suo forte accento toscano: “Eto’o mi ha detto che era onorato di conoscermi”, sghignazzando, quasi incredulo, “ma che mi stai a prende per il (h)ulo?!”.

Ripartiamo, allora, da qui.

È il 4 Giugno 2015. Il Mattino recita così: ‘Sarri ha firmato: è l’allenatore del Napoli. Accordo di un anno, più l’ozpione sul secondo, con la possibilità di rinnovo per i successivi. L’annuncio in serata: il tweet sul sito del club azzurro alle 21.38. Il Napoli del dopo Benitez riparte dall’ex tecnico dell’Empoli, 56 anni, alla seconda esperienza di serie A, dopo quella dell’anno scorso sulla panchina dei toscani. Breve l’incontro di ieri sera alla Filmauro con il presidente De Laurentiis, tutto era stato definito mercoledì, il giorno in cui sono stati superati gli ultimi ostacoli: restava solo l’ultimo atto, la firma sul contratto’.

La società partenopea, reduce da un fallimentare quinto posto con Benitez, a causa della sconfitta casalinga contro la Lazio all’ultima giornata, decide di ripartire completamente da zero. Il primo nome di ADL, diciamolo chiaramente, era Emery, vincitore dell’ultima edizione di Europa League con il Siviglia; il tecnico spagnolo rifiutò nettamente la proposta azzurra. Il vulcanico presidente del Napoli decide, allora, di fiondarsi sul tecnico di Figline, che riesce a coronare il suo sogno: allenare il club per cui ha sempre fatto il tifo.

È da qui che comincia la fiaba, quella vera.

Maurizio Sarri diventa allenatore del Napoli in un momento molto complicato del club, tanto che la tifoseria non prende benissimo il suo arrivo sotto il Vesuvio. Ma il tecnico toscano ci metterà davvero poco ad entrare nel cuore di tutti i napoletani.

Tre anni al Napoli, conditi da emozioni, vittorie, ma anche delusioni cocenti. La prima sfida vinta dal tecnico toscano è stata quella di rigenerare completamente Gonzalo Higuaìn. L’argentino era uno dei più contestati a Castelvolturno, poiché i tifosi non gli avevano ancora perdonato l’incredibile errore dal dischetto contro la Lazio.

Higuaìn, appunto, grazie a Mister Sarri vincerà la classifica cannonieri realizzando la bellezza di 36 reti, entrando nella storia come il maggior bomber nella storia del calcio italiano. Quell’anno l’attaccante argentino costruisce un rapporto strettissimo con Maurizio; l’anno dopo dirà: “Sarri è stato il miglior allenatore della mia carriera, spero un giorno di tornare a lavorare con lui”.

Un primo anno a dir poco fantastico, con il Napoli, tra le altre cose, campione di inverno, che per l’intero campionato fornisce delle prestazioni pazzesche, tra bel gioco e risultati e scudetto solo sfiorato. Nella seconda stagione, Sarri si trova, come avrete intuito, orfano del Pipita, che lascia il Napoli per approdare alla Juventus. Ma il tecnico di Figline non si perde d’animo. Il nuovo Napoli comincia di nuovo fortissimo, come forte comincia il suo nuovo bomber Arek Milik, arrivato dall’Ajax per sostituire Higuaìn.

È proprio l’infortunio di Milik che porta ad un nuovo autentico capolavoro di Maurizio: Gabbiadini (punta di riserva) bocciato; l’attaccante, per Sarri, deve essere uno solo in quel momento tanto complicato: Dries Mertens. Sì, avete capito bene: il folletto belga, più riserva di Insigne che altro, ha tutto per diventare il nuovo bomber del Napoli. Ebbene, anche in quel caso, Sarri avrà ragione: a fine stagione ‘Ciro’ Mertens segnerà la bellezza 34 reti in 45 partite.

PAZZESCO.

Il Mister aveva sostanzialmente disegnato un intero assetto di squadra intorno al suo nuovo attaccante, che come caratteristica principale ha l’altezza, o meglio, la bassezza.

È proprio intorno a Mertens, dunque, che Sarri costruisce la squadra della stagione successiva. Una stagione indimenticabile per vari motivi, un campionato che si rivelò pura poesia.

Il Napoli combatte, punto a punto, fino alla fine, contro la Juventus per conquistare il titolo. Perso solo alla fine, nonostante la storica vittoria dei partenopei all’Allianz Stadium contro i bianconeri.

Partite sublimi, condite da tecnica strabiliante (Spalletti, divertito, quando imitava i giocatori del Napoli, ne parlava quasi come fossero quelli di Holli e Benji); grinta o meglio ‘cazzimma, vero attaccamento alla causa ed alla maglia. Maurizio nei suoi tre anni costruisce una macchina quasi perfetta, che aveva appassionato e riavvicinato un’intera tifoseria ai suoi condottieri (cosa strana da dire oggi, vero?).

Ma la terza stagione sarà anche l’ultima di Sarri sulla panchina del Napoli. Commuovente, infatti, è il saluto, all’ultima giornata contro il Crotone, alla sua gente. Fu subito chiaro, evidente: Maurizio sarebbe andato via.

Il tecnico di Figline subisce, negli anni passati sotto al Vesuvio, parecchie accuse pesanti da parte di De Laurentiis. Indimenticabile quella che il presidente del Napoli gli imputò dopo la partita di Champions giocata a Madrid. “È incredibile che giochino sempre gli stessi, questa sconfitta è figlia di una gestione della rosa scellerata”.

Si dice che Sarri, in quella circostanza, fosse pronto a dare le dimissioni; ma la passione per i suoi ragazzi fece sì che Maurizio buttasse tutto giù, ingoiasse amaro per andare avanti. La convivenza al termine della terza stagione diventa, però, insostenibile, così ecco il colpo di scena: ‘Napoli, arriva Ancelotti!’. Sarri viene (fondamentalmente) esonerato, poiché ancora legato da un anno di contratto. Ecco, dunque, il solito colpo di teatro di De Laurentiis; questa volta però il popolo partenopeo non lo accetta, nonostante arrivi in panchina il miglior allenatore al mondo per vittorie continentali.

Ciò che seguirà nei successivi mesi sarà una vera e propria telenovela tra il Napoli, Maurizio e il Chelsea, unica squadra davvero interessata al Mister di Figline. Clausole, dispetti, frecciatine ingarbugliano una situazione che già di suo è complicata.

Alla fine, però, prevale il buon senso e Sarri diventa il nuovo allenatore dei ‘Blues’, e anche in questo caso, tra scetticismi generali di tabloid e tifoseria. Tra le titubanze generali, ‘il Comandante’, chiamato così a Napoli, esporta il ‘Sarrismo’. Sì avete capito bene, il Sarrismo. Parola aggiunta nel vocabolario dalla Treccani che, letteralmente, significa ‘concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata su velocità e propensione offensiva anche in Inghilterra.

Sarri al Chelsea

Tra varie difficoltà il tecnico italiano arriverà terzo in Premier e approderà in finale di Europa League, che giocherà contro l’Arsenal di Emery.

Si, proprio contro lo spagnolo che doveva arrivare a Napoli al suo posto (che strano il destino).

Falla passà pè na resa m’ha fatto girà parecchio il cazzo. Perché la mia storia dice che io non sono uno che s’arrende”.

In questa frase, detta dopo Real Madrid – Napoli, c’è tutto Maurizio Sarri. No Maurizio, tu non ti sei mai arreso e noi ti diciamo GRAZIE. Chi tifa calcio, tifa per te, a prescindere da tutto. Dai Mister, ‘prenditi il palazzo’.