RUBRICA #LBDV – Accadde oggi, la macchina del tempo del Conte Vlad

Oggi 14 Aprile, Domenica delle Palme. Salite a bordo, un viaggio nel tempo in compagnia del Conte Vlad e poi tutti in chiesa a prendere il ramoscello d’ulivo.

14 Aprile 1907 – In una fredda e piovosa mattina dell’aprile 1907 parte la prima edizione della Milano-Sanremo. La gara ciclistica che apre la stagione e che da oltre un secolo vede pedalare, lungo il suo percorso di quasi 300 km, i più grandi campioni del ciclismo, come il sette volte vincitore Eddy Merckx. Dopo 281 chilometri, pedalando alla media di 26 km/h, il francese Lucien Petit Breton vince la prima edizione. Due anni dopo, nel 1909, Luigi Ganna è il primo vincitore italiano della Sanremo e, fino al 2019, l’Italia è prima con 51 vittorie (dopo quella del 2006 di Filippo Pozzato, è Vincenzo Nibali a tagliare per primo il traguardo nel 2018), seguita dal Belgio con 20 e dalla Francia con 14.

14 Aprile 1990 – Nasce a Polaggia di Berbenno Arianna Fontana, la più grande pattinatrice di short track. A soli 16 anni conquista la medaglia di bronzo ai XX Giochi Olimpici invernali di Torino 2006 nella staffetta 3000 metri. Questa medaglia nei Giochi invernali è la centesima per l’Italia ed è quella vinta dall’azzurra più giovane. Nelle successive Olimpiadi di Vancouver 2010 vince il bronzo nella prova individuale sui 500 m. In Russia, in occasione dei Giochi di Sochi 2014, nella stessa gara conquista l’argento. A Pyeongchang 2018, in Corea del Sud, aggiunge al suo palmarès olimpico (secondo tra le atlete italiane alle Olimpiadi invernali solo a quello di Stefania Belmondo) l’oro nei 500 metri, l’argento nella staffetta 3.000 metri e il bronzo nei 1000 metri. Arianna vince anche decine di medaglie in occasione dei Mondiali, della Coppa del mondo e degli Europei.

14 Aprile 1997 – Allo Stadio delle Alpi Juventus ed Udinese incrociavano i tacchetti per quella che all’epoca era una sfida dal sapore di alta classifica. I bianconeri, guidati da Marcello Lippi, erano freschi Campioni d’Europa e del Mondo e guardavano la Serie A dall’alto in basso. L’Udinese di Alberto Zaccheroni coltivava progetti ambiziosi e con il duo d’attacco Bierhoff-Amoroso dava l’assalto ad un posto per quella che ai tempi si chiamava Coppa Uefa. Partenza subito in salita per l’Udinese che perde il difensore friulano Geneaux che si fece espellere per un insulto rivolto all’arbitro. Era il secondo minuto del primo tempo. Un qualsiasi allenatore, in casa della capolista, si sarebbe fatto prendere dall’ansia di prestazione e pur di tentare disperatamente di uscire da Torino con almeno un punto, avrebbe sacrificato una punta per puntellare la difesa. Ma non Alberto Zaccheroni che decise di rischiare il tutto per tutto optando per una difesa a tre che da quel giorno diventerà un suo marchio di fabbrica. La Juve arranca dando quasi l’impressione di non voler infierire su un avversario che, in dieci praticamente dall’ingresso in campo, ha tutta l’aria di essere una vittima predestinata. Ma cosi non fu e verso la fine del primo tempo Amoroso segna dal dischetto e si va al riposo con il risultato che probabilmente nessuno si aspettava. Ma quello che successe ad inizio ripresa fu sicuramente clamoroso: micidiale uno-due firmato da Bierhoff prima ed ancora Amoroso poi, 0-3. Chi aspetta l’ira funesta della Juventus è presto deluso. Ci pensa allora Bettin, l’arbitro dell’incontro, a tentare di suonare la carica e far riprendere i bianconeri. Primo rigore concesso al 7’: Vieri calcia dal dischetto e centra la traversa. Secondo penalty al 12’: questa volta è Zidane a presentarsi dagli undici metri. Il francese tira, Turci risponde, ed il resto del secondo tempo scivola via senza particolari emozioni. L’Udinese scrive una pagina della sua storia ed entra di diritto in quella del calcio italiano. Il suo tecnico, Alberto Zaccheroni, sale alla ribalta delle cronache sportive e diviene l’astro nascente della panchina.

Ed anche oggi il viaggio nel tempo volge al termine, il Conte Vlad, in attesa della notte, si gode il suo meritato riposo. Voi prendete un ramoscello d’ulivo anche per lui. A domani.