#LBDV – Zidane, questione di…testa!

Zinedine Zidane ha un rapporto particolare, con la propria testa. Diciamocelo: ci ha fatto anche comodo nel 2006, rifilando a Materazzi la capocciata che ha decretato la sua espulsione – e la vittoria italiana del Mondiale; d’altra parte, in campo emozionava proprio per la sua immensa testa; furbizia, astuzia, intelligenza, caratteristiche che unite al talento sopraffino emozionavano tutti.

Più di cinquecento partite, 113 goal e 111 assist; numeri impressionanti, da fenomeno fuori dal comune. Era sempre bello, veder giocare un talento come il suo. Prima in Francia, poi in Italia ed in Spagna, il fuoriclasse di Marsiglia ha incantato le platee. Prima da calciatore, poi da allenatore.

Succeduto a Benitez nel 2016, ha riacceso la passione tra i calciatori del Real dopo una primo scorcio di stagione poco emozionante, vincendo la Champions League da “esordiente”. C’è stato chi, alla decisione della società di confermarlo anche per la stagione successiva, ha storto il naso: un tecnico con così poca esperienza, seppur di indubbio valore, riuscirà a gestire un organico di campioni? Quanto tempo durerà su una panchina così prestigiosa, e al contempo così complessa? La diffidenza era tanta, ma ben presto le critiche si sono tramutate in applausi.

Esprimendo un gioco più pragmatico che spettacolare, Zizou è riuscito a vincere e convincere chiunque; ha dimostrato quanto le qualità che per anni ha espresso sul terreno di gioco fossero fondamentali anche in panchina. Con il francese, il Real ha ripreso la vetta del mondo calcistico, imponendosi costantemente negli anni, vincendo tre volte la Champions League, la Supercoppa Uefa e tanti trofei nazionali; per mille giorni – ed oltre, i blancos hanno mantenuto il  titolo di campioni d’Europa, ed il merito è tutto – o in gran parte – di Zinedine Zidane.

Ma nell’estate del 2018 accade qualcosa. Qualcosa di inaspettato, che sconvolge i piani della dirigenza madrilena: Zidane decide di non rinnovare il proprio contratto con il Real, abdicando alla sua carica da allenatore. Decisione che era già nell’aria da un po’ di tempo, ma che è andata a sommarsi anche all’addio di Cristiano Ronaldo, punta di diamante dei galacticos.

A Madrid implode la crisi.

 Già, implode: se la crisi fosse esplosa, le testate giornalistiche di tutto il mondo avrebbero banchettato per giorni, sollazzandosi come avvoltoi su un carcassa da guerra; ma la crisi implode, rimane interna alla società. Prima Lopetegui, poi Solari non riescono a ritrovare il bandolo della matassa, giungendo al tracollo totale in Champions. Proprio quella Champions che Zidane era riuscito a conquistare per tre volte, consecutivamente. E’ così decretata la fine di un ciclo, di un’epoca di vittorie e conquiste, di continue affermazioni, la cui massima espressione, l’age d’or, era stata raggiunta in tutto e per tutto dal tecnico francese.

Perez ha bisogno di un colpo ad effetto, per far sì che i supporters del Real Madrid non perdano totalmente la fiducia nella squadra. Per giorni, non si parla d’altro che del prossimo tecnico delle merengues: sarà un traghettatore? Un neofita? Un ritorno di fiamma? I nomi si avvicendano continuamente, sovrapponendosi l’uno all’altro.

Poi, l’annuncio.

Nel tardo pomeriggio arriva l’ufficialità: Zinedine Zidane è di nuovo l’allenatore del Real Madrid. Contratto fino al giugno del 2022, circa sedici milioni di ingaggio – più bonus. La piazza s’infiamma: il ritorno più atteso, la gioia più grande, per i tifosi dei blancos.

Ma è qui che, più di ogni altra volta, assistiamo alla grande intelligenza, all’inumana testa di Zidane. Perché Zizou sapeva benissimo, in estate, a cosa andava incontro: una squadra demotivata, satura di vittorie e di trofei; una compagine senza il suo uomo di punta, affascinata dal proprio splendore, come un Narciso che si specchia nel suo amorevole lago mortale.

Decide di andar via, mantenendo il proprio status da vincente, mentre la più grande debacle del Madrid va in scena; torna adesso come Messia, come salvatore, pronto ad ergersi a faro per le navi in balia del buio della notte. Con un ingaggio faraonico, più bonus – che non dovrebbe essere inferiore ai ventuno milioni percepiti l’anno scorso. Con una promessa, quella di Florentino Perez: quella dei trecento milioni da spendere sul mercato. Con tre mesi per fare cernita. Con altri nomi già scritti nel taccuino – avete letto Mbappé e Neymar?

2016: Zinedine Zidane è al servizio del Real Madrid. 2019: Madrid è ai piedi di Zinedine Zidane. A dimostrazione che il talento non sta solo nei piedi, ma anche nella testa.

Perché, in fin dei conti, è tutta una questione di…testa!